Karl
Friedrich Titho: Biografie und Dokumente (2002 - 2000)
Übersicht:
2001
November
2001
September 2001
- La Memoria
(italienisch), 26.09.2001: Il Polizeiliches Durchgangslager di Bolzano
Juli
2001
-
Landtag Nordrhein-Westfalen,
11.07.2001:
Staatsschutz in
Detmold auf Antrag eines ehemaligen NS-Verbrechers?
Juni 2001
-
Neue Westfälische,
25.06.2001: SS-Offizier Titho in Lippe gestorben
-
Lippische Landes-Zeitung,
23.06.2001: Titho verstorben / Stille Beisetzung
-
Lippische Landes-Zeitung,
23.06.2001: Anzeige / Gedenke nicht der Sünden meiner Jugend
-
Lippische Landes-Zeitung,
23.06.2001: Anzeige / Nachruf
-
L’Arena (italienisch), 22.06.2001: Era stato prosciolto per crimini di
guerra /
Il maresciallo Titho è morto in Germania
- Il Resto del Carlino
(italienisch), 22.06.2001: “Vogliono 5 milioni per il mio gatto
rapito”
-
Il Resto del Carlino (italienisch), 22.06.2001: Morto Titho, resta
I´incubo di Fossoli
-
Il Corriere della Sera (italienisch), 22.06.2001: Morto in Germania l’es
SS Titho, il “boia di Fossoli”
Mai 2001
-
Lippische Landes-Zeitung,
04.05.2001: „Es war ein Verhängnis“ /
Karl Friedrich Titho
bekundet Bereitschaft zum Gespräch
-
Lippische Landes-Zeitung,
03.05.2001: „Titho ist kein Thema“ /
Interview mit dem italienischen
Historiker Dr. Paolo Paoletti /
Vorbemerkungen der AG Fossoli
April 2001
-
Lippische Landes-Zeitung,
21.04.2001: Titho bittet um Verzeihung /
Entschuldigung
wird im italienischen Fernsehen gesendet
-
Lippische Rundschau,
13.04.2001: „Mitschuld an den Taten“
2001
September 2001
„La Memoria“, 26.09.2001
Il Polizeiliches Durchgangslager di Bolzano
Oltre alla Risiera di San Sabba, vero
e proprio campo di sterminio, nel periodo dell’occupazione nazista funzionarono
in Italia due Polizeiliches Durchgangslager, campi di concentramento di
transito e smistamento gestiti dalle SS dove migliaia di ebrei, partigiani e
antifascisti vennero rinchiusi in attesa dell’organizzazione materiale della
loro deportazione nei lager oltralpe.
Alla fine del luglio 1944 l’avanzata
delle armate angloamericane portò alla chiusura del primo dei due campi,
ubicato a Fossoli di Carpi (Modena), e al trasferimento degli internati nel
nuovo campo aperto dal 1. agosto a Gries (Bolzano), sull’area
dell’attuale numero civico 80 di via Resia.
Più di 11.000 tra partigiani,
antifascisti e ebrei transitarono per il lager di Bolzano, e ancora 3.500 vi
erano rinchiusi all’arrivo delle truppe alleate.
Stime incomplete, e di certo
largamente inferiori alla realtà, fanno ammontare a 42 i casi di morte avvenuti
nel campo, ai quali sono da aggiungersi i ventitre fucilati del 12 settembre
1944.
Commandante e vicecommandante di
entrambi i campi furono l’SS-Obersturmführer (tenente) Karl Friedrich Titho,
già in servizio presso i due lager olandesi di Amersfoort, e
l’SS-Hauptscharführer (maresciallo) Hans Haage.
Risultando essere Titho prigioniero
degli alleati in quel di Bolzano, nel luglio 1946 la procura di Bologna ne
richiese il transferimento alle locali carceri militari, ricevendone in cambio
la risposta che nulla sapevano gli alleati della sorte di Titho e che,
essendo anche loro interessati all’ex SS, chiedevano, qualora fosse stato
catturato dagli italiani, di non condannarlo o di non rilasciarlo prima di
averli interpellati.
Dopo ulteriori e inascoltate
sollecitazioni della procura di Bologna in direzione della Commissione delle
Nazioni Unite e del procuratore generale militare Borsari, il 6 agosto 1947 gli
inglesi informarono che Titho era prigioniero degli americani e che
stava per essere consegnato agli olandesi, come di fatto avvenne, nonostante le
richieste italiane di estradizione.
Condannato a sei anni di reclusione
per i crimini da lui commessi in Olanda, Titho, in virtù del periodo di
carcerazione già scontata – negli anni in cui secondo gli alleati era
introvabile – il 30 marzo 1953 ritornò libero in Germania.
Un nuovo mandato di cattura, emesso
dalla procura bolognese il 10 giugno 1954, venne vanificato il 17 novembre 1954
da Michele De Pietro, Guardasigilli del primo monocolore democristiano, che
giudicò l’accusa di omicidio e strage addebitata a Titho “fatti
delittuosi di carattere politico”. Il caso fu così archiviato fino al 1996,
quando venne riaperto dalle procure militari di La Spezia e di Verona, in
seguito al rinvenimento dei fascicoli a carico di criminali di guerra nazisti
presso la procura generale di Roma.
Nel dicembre 1999, dopo una lunga
istruttoria per accertarne le responsabilità in merito alle violenze avvenute a
Gries, e alla fucilazione di ventitre prigionieri, la Procura militare di
Verona ha richiesto l’archiviazione delle imputazioni ascritte a Titho e
Haage essendo quest’ultimo nel frattempo deceduto e non avendo raccolto
sufficienti elementi probatori per il rinvio a giudizio di Titho.
Ugualmente archiviata per
unsufficienza di prove è stata l’istruttoria avviata dalla procura militare di La
Spezia per l’uccisione di 67 antifascisti, prelevati dal campo di Fossoli e
fucilati al poligono di Cibeno (Mo) il 16 luglio 1944.
Karl Friedrich Titho è deceduto
il 21 giugno 2001 a Horn-Bad Meinberg, nella regione tedesca della Westfalia
settentrionale.
Juli
2001
Landtag
Nordrhein-Westfalen, 11.07.2001
Staatsschutz
in Detmold auf Antrag eines ehemaligen NS-Verbrechers?
LANDTAG
NORDRHEIN-WESTFALEN Drucksache
13.
Wahlperiode 13/1411
11.07.2001
Antwort
der
Landesregierung
auf die Kleine
Anfrage 454
der
Abgeordneten Ute Koczy und Sybille Hausßmann
GRÜNE
Drucksache
13/1272
Diese Antwort der NRW- Landesregierung
kann im Downloadbereich
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Juni
2001
„Neue
Westfälische“, 25.06.2001
SS-Offizier Titho in Lippe gestorben
Horn-Bad
Meinberg (dpa). Der frühere SS-Offizier und Leiter des Polizeidurchgangslagers
Fossoli bei Modena (Italien), Karl-Friedrich Titho, ist tot. Er starb bereits
am vergangenen Montag nach langer schwerer Krankheit im Alter von 90 Jahren in
seiner Heimatstadt Horn-Bad Meinberg (Kreis Lippe), hieß es in Familienkreisen.
Der Ex-Kommandant soll während des Zweiten Weltkriegs in Italien an Morden und
fortgesetzter Gewaltanwendung gegen Lagerinsassen beteiligt gewesen sein. Die
deutsche Justiz hatte Ermittlungen gegen Titho 1971 aus Mangel an Beweisen
eingestellt.
„Lippische
Landes-Zeitung, 23.06.2001
Titho
verstorben / Stille Beisetzung
Horn-Bad Meinberg. Karl-Friedrich Titho ist
tot. Er verstarb im Alter von 90 Jahren am vergangenen Montag und wird im
Stillen beigesetzt.
Titho, der in Horn-Bad Meinberg wohnte,
hatte von April 1944 bis zum Ende des Zweiten Weltkrieges das Polizeidurchgangslager
in der Provinz Modena geleitet. In den vergangenen Monaten hatte es eine
öffentliche Diskussion über Tithos Verantwortung gegeben, unter anderem hatte
die Arbeitsgemeinschaft Fossoli einen Informationsabend organisiert.
>ANZEIGEN
„Lippische
Landes-Zeitung“, 23.06.2001
Gedenke
nicht der Sünden meiner Jugend
und
meiner Übertretungen;
Gedenke
aber mein nach deiner
Barmherzigkeit
um deiner Güte willen.
Psalm
25, 7
Karl
Titho
* 14. Mai 1911 t 18. Juni 2001
Wir haben in aller Stille Abschied
genommen.
Gudrun und Ernst
Gunter und Traudel
Enkelkinder und Urenkel
32805 Horn-Bad Meinberg, Pfuhlstraße 4
Auf Wunsch der Verstorbenen findet die
Urnenbei-
setzung zu einem späteren Zeitpunkt im
engsten
Familienkreis statt.
Bestattungen
Garnjost, Grüne Straße 16, 32805 Horn-Bad Meinberg
„Lippische
Landes-Zeitung“, 23.06.2001
Nachruf
Tief betroffen geben wir davon Kenntnis,
dass unser
Mitarbeiter
Karl
Titho
im Alter von
90 Jahren verstorben ist.
Während seiner langjährigen
Betriebszugehörigkeit haben
wir ihn als pflichtbewussten und
zuverlässigen Mitarbeiter
geschätzt.
Wir werden ihm ein ehrenvolles Andenken
bewahren.
Geschäftsleitung
Betriebsrat und Belegschaft der
Hornitex Werke, Horn-Bad Meinberg
Die Beisetzung fand in aller Stille statt
„l’Arena“, 22.06.2001
Era stato prosciolto per i crimini di guerra
Il maresciallo Titho è morto in Germania
È morto in Germania Karl Friedrich Titho, di 90
anni, ex ufficiale delle SS che fu indagato dalla magistratura militare italiana
per la strage di Fossoli nel Modenese e da quella militare veronese per le
violenze compiute nel lager di Bolzano. Lo ha confermato il procuratore
militare di Verona Bartolomeo Costantini, precisando di avere appreso la
notizia «da fonte degna di fede».
Titho è stato dal febbraio al luglio del 1944 comandante del campo di
prigionia di Fossoli, nel Modenese. Lo stesso dove furono uccisi 70 italiani,
di cui 67 trucidati per fucilazione come rappresaglia all'uccisione di sei
tedeschi il 19 giugno del '44 a via del Campo a Genova. Quando Fossoli fu
chiuso, Titho passò al comando del lager di Bolzano divenendo quindi
anche il superiore di Michael detto «Micha» Seifert, l'ex Ss residente in
Canada condannato all'ergastolo a Verona lo scorso autunno per uccisioni nel
campo bolzanino.
Indagini avviate in Italia sul conto dell'ex ufficiale delle SS sono state
archiviate alla fine del '99 dalla procura di La Spezia per insufficienza di
prove. Inchieste che invece hanno portato alla condanna all'ergastolo per
Seifert, suo sottoposto.
Titho è morto a Horn Bad Meinberg, nella regione tedesca del Nord Reno
Westfalia.
„ll Resto del Calino’“, 22.06.2001
“Vogliono 5 milioni per il mio gatto rapito”
È morto in Germania Karl Friedrich Titho, di anni (nella foto),
ex ufficiale delle SS che fu indagato dalla magistratura militare italiana per
la strage di Fossoli. Titho è stato dal febbraio al luglio del 1944 commandante
del campo di prigionia presso Carpi, dove furono uccisi 70 italiani, di cui 67
trucidati per fucilazione come rappresaglia all´uccisione di sei tedeschi a
Genova. Le indagini in Italia sul conto dell´ex ufficiale delle SS sono state
archiviate alla fine del ´99 dalla procura di La Spezia per insufficienza di
prove. >WEITERER BERICHT
Morto Titho, resta l'incubo di Fossoli
di Cesare Pradella
Karl Titho, l'ex comandante del campo di concentramento di Fossoli
negli anni 44-45, è morto ieri in Germania all'età di 90 anni.
Si conclude così l'esistenza di questo ex ufficiale delle Ss che era stato di
recente nuovamente indagato per la strage di Cibeno di Carpi (67 fucilati nel
campo di Fossoli) e per altri delitti compiuti quando, dopo Fossoli, venne
destinato a comandare il campo di concentramento di Gries (Bolzano). Questi
episodi erano stati archiviati dalla magistratura militare italiana: quello di
Cibeno dal tribunale militare di La Spezia e i fatti di Bolzano dalla
magistratura di Verona.
Ma recentemente il Comune di Carpi e l'Aned, l'associazione nazionale dei
deportati, presieduta dall'avvocato Gianfranco Maris, hanno chiesto la
riapertura del 'caso'. Il perchè lo spiega lo stesso avvocato Maris: «Come
rappresaglia per una azione militare dei partigiani a Genova, le SS decisero di
fucilare 67 ostaggi più una spia (episodio immortalato dal film 'Il generale
Della Rovere' di De Sica). Li scelsero uno alla volta – spiega Maris – tra i
detenuti di Fossoli al cospetto del comandante Titho, con l'aiuto del
suo vice Hans Haage. Il giorno seguente all'alba (il 12 luglio del 1944),
vedemmo i camion lasciare il campo e dirigersi verso il poligono di tiro di
Cibeno dove dieci prigionieri ebrei erano stati incaricati di scavare profonde
fosse che dovevano contenere i corpi dei fucilati. Poco prima della fucilazione
ci fu una colluttazione con alcuni condannati che, con la forza della
disperazione, avevano cercato di reagire: nella confusione due di essi
riuscirono a fuggire e in seguito a raccontare il drammatico episodio» . Maris
finì anch'egli in un lager nazista, a Mauthausen, da dove uscì fortunosamente
vivo e ora difende la memoria dei deceduti su richiesta dei familiari.
Sulla base di queste ed altre testimonianze, si è dunque deciso di chiedere la
riapertura del caso e indurre l'autorità giudiziaria militare a riaprire il
fascicolo riguardante sia Karl Titho che il suo vice Hans Haage. Sia nei
fatti di Bolzano che per quelli di Cibeno-Fossoli, è l'opinione dei ricorrenti,
ci fu una partecipazione diretta dei due ufficiali nazisti e, sia il Comune di
Carpi che l'Aned, ritenevano giusto che essi fossero chiamati a rispondere dei
loro delitti. Per la partecipazione ad alcuni di questi, è stato invece
condannato all'ergastolo l'ex caporale delle Ss Michael Seifert, che si trova tuttavia
libero in Canada.
La morte di Titho ieri
pomeriggio in Germania mette la parola fine ad una e penosa querelle che ha
riportato alla memoria il sacrificio di tanti innocenti.
“Il
Corriere della Sera”, 22.06.2001
Morto in Germania l’es SS Titho,
il “boia di Fossoli”
Berlino. E’ morto in Germania a 90 anni, Karl Friedrich
Titho, l’ex ufficale SS indagato dalla magistratura militare italiana per la
strage di Fossoli (Modena) e le violenze nel lager di Bolzano. Titho fu per sei
mesi, nel’ 44, commandante del campo di prigionia di Fossoli, dove furono
uccisi 70 italiani, 67 dei quali fucilati come rappresaglia all’uccisione di
sei tedeschi a Via del Campo, a Genova.
Mai 2001
„Lippische Landes-Zeitung“, 04.05.2001
„Es war ein Verhängnis“
Karl
Friedrich Titho bekundet Bereitschaft zum Gespräch
Horn-Bad Meinberg (upf). Er ist
derjenige, der seit Wochen im Zentrum der Diskussion um die Aufarbeitung
nationalsozialistischer Taten steht. Aber bisher, so sagt Karl Friedrich Titho,
habe außer den Medien mit ihm selbst noch niemand gesprochen. „Bei mir besteht
nach wie vor die Bereitschaft, in einem kleinen Kreis mit vernünftigen Leuten
darüber zu reden“, stellt der 89-jährige aus Horn fest.
Die Debatte über die mögliche
Verantwortung des früheren SS-Offiziers und Leiters zweier
Polizeidurchgangslager in Italien und Südtirol für Deportationen von Juden und
die Erschießung von Inhaftierten soll heute Abend in der Burgscheune in Horn
weiter geführt werden (die LZ berichtete).
Titho selbst, um dessen Vergangenheit
sich alles dreht, hofft darauf, dass es bei der Diskussionsrunde sachlich
zugehen wird: „Ich weiß nicht, wie viel Sachlichkeit wirklich möglich ist. Da
ist ein Popanz aufgebaut worden, gegen den man kaum ankommt.“ Dennoch halte er
die Entwicklung der vergangenen Wochen zumindest soweit für positiv, als er
nicht mehr öffentlich zum Beispiel auf einer Internet-Seite – wegen der die
Kulturinitiative Detmold vom Staatsschutz durchsucht worden war – als
„Nazimörder“ oder „KZ-Kommandant“ bezeichnet werde.
Der Arbeitsgemeinschaft Fossoli –
Ausrichter der Veranstaltung in der Burgscheune – und der Kulturinitiative
Detmold, die beide in unterschiedlicher Form zur öffentlichen
Auseinandersetzung mit Tithos Vergangenheit aufrufen, steht der 89-jährige zwiespältig
gegenüber. Er habe 60 Jahre lang in Horn gelebt und sich nichts zuschulden
kommen lassen, „wie können die jetzt glauben, dass die Hornschen mit Steinen
auf mich werfen?“ Andererseits hatte Titho sich vor kurzem im italienischen
Fernsehen für seine Verstrickung in die Ereignisse bei Opfern und Angehörigen
entschuldigt – was seitens der AG Fossoli als erster von weiteren notwendigen
Schritten zur persönlichen Aufarbeitung seiner Schuld gewertet wurde.
Über die nationalsozialistischen
Verbrechen sagt Karl Friedrich Titho: „Es war ein Verhängnis. Und es wird immer
unbegreiflicher. In 80 Jahren wird man noch weniger als heute begreifen können,
was damals geschehen ist.“
„Lippische Landes-Zeitung“, 03.05.2001
„Titho ist kein Thema“
Interview
mit dem italienischen Historiker Dr. Paolo Paoletti
Vorbemerkungen der AG Fossoli:
Paolettis Aussage - „Titho ist
überhaupt kein Thema im Moment“ – entspricht nicht den Fakten:
Der Bürgermeister von Carpi, Demos Malavasi,
hat keinesfalls am 21.04. gesagt: „Für uns bleibt er der Henker von Fossoli.“
Die Titho-Dokumentation des staatlichen
Fernsehsenders RAI, ausgestrahlt im Vorfeld des offiziellen italienischen
Feiertags zum Gedenken an die Befreiung vom Faschismus (25. April), löste
zahlreiche empörte Reaktionen aus.
In nahezu allen Tageszeitungen war
zudem um den 20. April die Forderung von Gianfranco Maris, Präsident des
A.N.E.D., wiedergegeben, Titho solle
u.a. erneut zu dem Massaker vom 12.07.1944 vernommen werden.
*
* * * * * *
Horn-Bad Meinberg. Die Diskussion um
den früheren SS-Offizier Karl Friedrich Titho beschäftigt auch Italien, wo der
heute 89-jährige während des Zweiten Weltkrieges ein Polizeidurchgangslager
geleitet hatte. Mit dem Historiker Dr. Paolo Paoletti, der zu Recherchen nach
Horn gereist war, sprach LZ-Redakteur Ulrich Pfaff über die italienische Sicht
der Dinge.
Wie geht man in Italien mit dem Thema
Titho um?
Dr. Paolo Paoletti: Titho ist überhaupt
kein Thema im Moment. Das Thema ist Michael Seifert, ein früherer Wachmann in
den von Titho geleiteten Lagern Fossoli und Bozen, der im vergangenen Jahr
wegen mehrerer Morde in Italien verurteilt wurde. Der lebt in Kanada. Titho ist
eher ein negativer Mythos: Nach 1945 haben alle gesagt, er war verantwortlich.
Er ist in Italien immer der „Henker von Fossoli“ gewesen.
Und die Öffentlichkeit beschäftigt sich
wirklich nicht mit ihm?
Dr. Paoletti: 1996 haben italienische
Journalisten herausgefunden, dass er in Horn lebt. Es gab eine Menge
Zeitungsartikel, die seine Auslieferung forderten, aber das war nur die Meinung
der Medien. Sicher, Titho wird in Büchern immer wieder belastet, zum Beispiel
soll er verantwortlich gewesen sein für die Erschießung der 67 Inhaftierten,
aber tatsächlich war das ein SS-Sturmscharführer namens Karl Müller. Es gibt
Dokumente, die nachweisen, dass Titho nicht beteiligt war.
Um welche Dokumente handelt es sich
dabei?
Dr. Paoletti: Englische Dokumente,
Vernehmungsprotokolle und Auswertungen der „War Crimes Group“ (Stelle zur
Untersuchung von Kriegsverbrechen, Anm. d. Red.) unmittelbar nach Kriegsende,
die auch Profile von verantwortlichen Offizieren erstellt hat. Diese Dokumente
besagen, dass zum Beispiel für das Massaker Tithos Vorgesetzte beim
Befehlshaber der Sicherheitskräfte in Verona – Harster und Kranebitter –
verantwortlich sind. Die Briten haben Titho nicht verdächtigt, er war für sie
ein kleiner Fisch.
Wie reagiert die Öffentlichkeit auf
diese Dokumente?
Dr. Paoletti: Gar nicht. Der
Bürgermeister von Carpi, der Gemeinde, zu der Fossoli gehört, sagte am 21.
April: „Für uns bleibt er der Henker von Fossoli.“ So ist die Meinung der
Lokalpolitiker. Die Wahrheit ist anders: Nach meinen Erkenntnissen war er gar
nicht an den Erschießungen beteiligt. Diesen Schluss haben ja auch die Staatsanwälte
gezogen und die Verfahren gegen Titho eingestellt.
Welche Rolle haben diese Dokumente
dabei gespielt?
Dr. Paoletti: Eigentlich keine. Die
deutsche und die italienische Justiz hat sie noch nicht gefunden, ihre Existenz
ist diesen Behörden nicht bekannt. Ich habe sie bei meinen Recherchen in London
gesichtet. Aber wenn die Ermittler daran interessiert wären, wäre es kein
Problem, diese Dokumente auch zu bekommen.
April 2001
„Lippische Landes-Zeitung“,
21.04.2001
Titho
bittet um Verzeihung
Erklärung
wird im italienischen Fernsehen gesendet
Horn-Bad
Meinberg/Detmold (upf). Karl Friedrich Titho, im Zweiten Weltkrieg SS-Offizier
und Kommandant des Polizeidurchgangslagers Fossoli in Italien (die LZ berichtete),
bittet jetzt die Opfer von damals und ihre Angehörigen um Verzeihung.
In einer
Erklärung, die der 89-jährige aus Horn gegenüber dem italienischen
Fernsehsender RAI abgab, betont Titho: „Ich bin mir darüber im Klaren, dass ich
als damaliges Mitglied der SS eine Mitschuld an den Taten habe, die von der SS
in meinem Tätigkeitsumfeld verübt wurden. Dies belastet mich seit Jahrzehnten
und ich möchte auf diesem Weg Opfer und Angehörige um Verzeihung bitten.“ Der
Beitrag soll am 25. April ausgestrahlt werden.
Gleichzeitig
stellt Titho fest, er sei als Lagerkommandant weder befugt gewesen, Menschen
einzuliefern, zu entlassen oder zu deportieren: „Die gesamte bürokratische
Koordination ging von der Zentrale BdS (Befehlshaber der Sicherheitskräfte) in
Verona aus.“ Hintergrund sind die bisher trotz mehrfacher Ermittlungen in
Deutschland und Italien nicht erwiesenen Vorwürfe, Titho selbst habe im Jahre
1944 Deportationen von Juden in die Vernichtungslager zu verantworten und sei
auch an der Erschießung von 67 Lagerinsassen als Repressalie für einen
Partisanenanschlag auf Wehrmachtssoldaten beteiligt gewesen.
„Lippische Rundschau“,
13.04.2001
Detmold (LR).
„Ich bin mir darüber im Klaren, dass ich als damaliges Mitglied der SS eine
Mitschuld an den Taten habe, die von der SS in meinem Tätigkeitsfeld verübt
wurden. Dies belastet mich seit Jahrzehnten, und ich möchte auf diesem Weg
Opfer und Angehörige um Verzeihung bitten.“ Mit diesen Worten nimmt jetzt
Karl-Friedrich Titho aus Horn-Bad Meinberg Stellung zu den gegen ihn erhobenen
Vorwürfen, er habe als Lagerkommandant in Italien die Ermordung von 67
Gefangenen verschuldet. Er sei nicht befugt gewesen, Menschen einzuliefern, zu
entlassen, oder nach Deutschland zu deportieren, erklärte Titho weiter.
Die
Stellungnahme gab Titho laut Rechtsanwalt Arndt Kuhlmann für das italienische
Fernsehen ab. Sie könne aber auch zur Versachlichung der Diskussion um die
Hausdurchsuchungen bei der Kulturinitiative Detmold beitragen. Titho hat gegen
die Initiative eine Anzeige wegen Verleumdung erstattet (wir berichteten).