Karl Friedrich Titho: Biografie und Dokumente (2002 - 2000)

 

 

Übersicht:

 

 

            2001

 

            November 2001

 

 

September 2001

      -     La Memoria (italienisch), 26.09.2001: Il Polizeiliches Durchgangslager di Bolzano

 

            Juli 2001

-          Landtag Nordrhein-Westfalen, 11.07.2001:

Staatsschutz in Detmold auf Antrag eines ehemaligen NS-Verbrechers?

 

Juni 2001

-          Neue Westfälische, 25.06.2001: SS-Offizier Titho in Lippe gestorben

-          Lippische Landes-Zeitung, 23.06.2001: Titho verstorben / Stille Beisetzung

-          Lippische Landes-Zeitung, 23.06.2001: Anzeige / Gedenke nicht der Sünden meiner Jugend

-          Lippische Landes-Zeitung, 23.06.2001: Anzeige / Nachruf

-          L’Arena (italienisch), 22.06.2001: Era stato prosciolto per crimini di guerra /

Il maresciallo Titho è morto in Germania 

-     Il Resto del Carlino (italienisch), 22.06.2001: “Vogliono 5 milioni per il mio gatto rapito” 

-          Il Resto del Carlino (italienisch), 22.06.2001: Morto Titho, resta I´incubo di Fossoli 

-          Il Corriere della Sera (italienisch), 22.06.2001: Morto in Germania l’es SS Titho, il “boia di Fossoli”

 

Mai 2001

-          Lippische Landes-Zeitung, 04.05.2001: „Es war ein Verhängnis“ /

Karl Friedrich Titho bekundet Bereitschaft zum Gespräch

-          Lippische Landes-Zeitung, 03.05.2001: „Titho ist kein Thema“ /

Interview mit dem italienischen Historiker Dr. Paolo Paoletti /

Vorbemerkungen der AG Fossoli

 

April 2001

-          Lippische Landes-Zeitung, 21.04.2001: Titho bittet um Verzeihung /

Entschuldigung wird im italienischen Fernsehen gesendet

-          Lippische Rundschau, 13.04.2001: „Mitschuld an den Taten“

 

 

 

2001

 

September 2001

 

„La Memoria“, 26.09.2001

 

Il Polizeiliches Durchgangslager di Bolzano

 

Oltre alla Risiera di San Sabba, vero e proprio campo di sterminio, nel periodo dell’occupazione nazista funzionarono in Italia due Polizeiliches Durchgangslager, campi di concentramento di transito e smistamento gestiti dalle SS dove migliaia di ebrei, partigiani e antifascisti vennero rinchiusi in attesa dell’organizzazione materiale della loro deportazione nei lager oltralpe.

 

Alla fine del luglio 1944 l’avanzata delle armate angloamericane portò alla chiusura del primo dei due campi, ubicato a Fossoli di Carpi (Modena), e al trasferimento degli internati nel nuovo campo aperto dal 1. agosto a Gries (Bolzano), sull’area dell’attuale numero civico 80 di via Resia.

 

Più di 11.000 tra partigiani, antifascisti e ebrei transitarono per il lager di Bolzano, e ancora 3.500 vi erano rinchiusi all’arrivo delle truppe alleate.

 

Stime incomplete, e di certo largamente inferiori alla realtà, fanno ammontare a 42 i casi di morte avvenuti nel campo, ai quali sono da aggiungersi i ventitre fucilati del 12 settembre 1944.

 

Commandante e vicecommandante di entrambi i campi furono l’SS-Obersturmführer (tenente) Karl Friedrich Titho, già in servizio presso i due lager olandesi di Amersfoort, e l’SS-Hauptscharführer (maresciallo) Hans Haage.

 

Risultando essere Titho prigioniero degli alleati in quel di Bolzano, nel luglio 1946 la procura di Bologna ne richiese il transferimento alle locali carceri militari, ricevendone in cambio la risposta che nulla sapevano gli alleati della sorte di Titho e che, essendo anche loro interessati all’ex SS, chiedevano, qualora fosse stato catturato dagli italiani, di non condannarlo o di non rilasciarlo prima di averli interpellati.

 

Dopo ulteriori e inascoltate sollecitazioni della procura di Bologna in direzione della Commissione delle Nazioni Unite e del procuratore generale militare Borsari, il 6 agosto 1947 gli inglesi informarono che Titho era prigioniero degli americani e che stava per essere consegnato agli olandesi, come di fatto avvenne, nonostante le richieste italiane di estradizione.

 

Condannato a sei anni di reclusione per i crimini da lui commessi in Olanda, Titho, in virtù del periodo di carcerazione già scontata – negli anni in cui secondo gli alleati era introvabile – il 30 marzo 1953 ritornò libero in Germania.

 

Un nuovo mandato di cattura, emesso dalla procura bolognese il 10 giugno 1954, venne vanificato il 17 novembre 1954 da Michele De Pietro, Guardasigilli del primo monocolore democristiano, che giudicò l’accusa di omicidio e strage addebitata a Titho “fatti delittuosi di carattere politico”. Il caso fu così archiviato fino al 1996, quando venne riaperto dalle procure militari di La Spezia e di Verona, in seguito al rinvenimento dei fascicoli a carico di criminali di guerra nazisti presso la procura generale di Roma.

 

Nel dicembre 1999, dopo una lunga istruttoria per accertarne le responsabilità in merito alle violenze avvenute a Gries, e alla fucilazione di ventitre prigionieri, la Procura militare di Verona ha richiesto l’archiviazione delle imputazioni ascritte a Titho e Haage essendo quest’ultimo nel frattempo deceduto e non avendo raccolto sufficienti elementi probatori per il rinvio a giudizio di Titho.

 

Ugualmente archiviata per unsufficienza di prove è stata l’istruttoria avviata dalla procura militare di La Spezia per l’uccisione di 67 antifascisti, prelevati dal campo di Fossoli e fucilati al poligono di Cibeno (Mo) il 16 luglio 1944.

 

Karl Friedrich Titho è deceduto il 21 giugno 2001 a Horn-Bad Meinberg, nella regione tedesca della Westfalia settentrionale.

 

 

 

 

 

 

Juli 2001

 

Landtag Nordrhein-Westfalen, 11.07.2001

 

Staatsschutz in Detmold auf Antrag eines ehemaligen NS-Verbrechers?

 

 

LANDTAG NORDRHEIN-WESTFALEN                                                                                  Drucksache

13. Wahlperiode                                                                                                    13/1411

 

 

                                                                                                                                                          11.07.2001   

Antwort

 

der Landesregierung

 

auf die Kleine Anfrage 454

der Abgeordneten Ute Koczy und Sybille Hausßmann  GRÜNE

Drucksache 13/1272

 

 

Diese Antwort der NRW- Landesregierung kann im Downloadbereich heruntergeladen werden.

 

 

 

                                                                                                                           

 

 

Juni 2001

 

„Neue Westfälische“, 25.06.2001

 

SS-Offizier Titho in Lippe gestorben

 

Horn-Bad Meinberg (dpa). Der frühere SS-Offizier und Leiter des Polizeidurchgangslagers Fossoli bei Modena (Italien), Karl-Friedrich Titho, ist tot. Er starb bereits am vergangenen Montag nach langer schwerer Krankheit im Alter von 90 Jahren in seiner Heimatstadt Horn-Bad Meinberg (Kreis Lippe), hieß es in Familienkreisen. Der Ex-Kommandant soll während des Zweiten Weltkriegs in Italien an Morden und fortgesetzter Gewaltanwendung gegen Lagerinsassen beteiligt gewesen sein. Die deutsche Justiz hatte Ermittlungen gegen Titho 1971 aus Mangel an Beweisen eingestellt.

 

 

 

 

 

„Lippische Landes-Zeitung, 23.06.2001

 

Titho verstorben / Stille Beisetzung

 

   Horn-Bad Meinberg. Karl-Friedrich Titho ist tot. Er verstarb im Alter von 90 Jahren am vergangenen Montag und wird im Stillen beigesetzt.

 

   Titho, der in Horn-Bad Meinberg wohnte, hatte von April 1944 bis zum Ende des Zweiten Weltkrieges das Polizeidurchgangslager in der Provinz Modena geleitet. In den vergangenen Monaten hatte es eine öffentliche Diskussion über Tithos Verantwortung gegeben, unter anderem hatte die Arbeitsgemeinschaft Fossoli einen Informationsabend organisiert. >ANZEIGEN

 

 

 

 

 

„Lippische Landes-Zeitung“, 23.06.2001

 

Gedenke nicht der Sünden meiner Jugend

und meiner Übertretungen;

Gedenke aber mein nach deiner

Barmherzigkeit um deiner Güte willen.

Psalm 25, 7

 

Karl Titho

* 14. Mai 1911             t 18. Juni 2001

 

Wir haben in aller Stille Abschied

genommen.

 

Gudrun und Ernst

Gunter und Traudel

Enkelkinder und Urenkel

 

32805 Horn-Bad Meinberg, Pfuhlstraße 4

 

Auf Wunsch der Verstorbenen findet die Urnenbei-

setzung zu einem späteren Zeitpunkt im engsten

Familienkreis statt.

 

Bestattungen Garnjost, Grüne Straße 16, 32805 Horn-Bad Meinberg

 

 

 

 

 

 

 

„Lippische Landes-Zeitung“, 23.06.2001

 

Nachruf

 

Tief betroffen geben wir davon Kenntnis, dass unser

Mitarbeiter

 

Karl Titho

 

im Alter von 90 Jahren verstorben ist.

Während seiner langjährigen Betriebszugehörigkeit haben

wir ihn als pflichtbewussten und zuverlässigen Mitarbeiter

geschätzt.

Wir werden ihm ein ehrenvolles Andenken bewahren.

 

Geschäftsleitung

Betriebsrat und Belegschaft der

Hornitex Werke, Horn-Bad Meinberg

 

Die Beisetzung fand in aller Stille statt

 

 

 

 

 

 

„l’Arena“, 22.06.2001

 

Era stato prosciolto per i crimini di guerra

Il maresciallo Titho è morto in Germania

 

È morto in Germania Karl Friedrich Titho, di 90 anni, ex ufficiale delle SS che fu indagato dalla magistratura militare italiana per la strage di Fossoli nel Modenese e da quella militare veronese per le violenze compiute nel lager di Bolzano. Lo ha confermato il procuratore militare di Verona Bartolomeo Costantini, precisando di avere appreso la notizia «da fonte degna di fede».


Titho è stato dal febbraio al luglio del 1944 comandante del campo di prigionia di Fossoli, nel Modenese. Lo stesso dove furono uccisi 70 italiani, di cui 67 trucidati per fucilazione come rappresaglia all'uccisione di sei tedeschi il 19 giugno del '44 a via del Campo a Genova. Quando Fossoli fu chiuso, Titho passò al comando del lager di Bolzano divenendo quindi anche il superiore di Michael detto «Micha» Seifert, l'ex Ss residente in Canada condannato all'ergastolo a Verona lo scorso autunno per uccisioni nel campo bolzanino.


Indagini avviate in Italia sul conto dell'ex ufficiale delle SS sono state archiviate alla fine del '99 dalla procura di La Spezia per insufficienza di prove. Inchieste che invece hanno portato alla condanna all'ergastolo per Seifert, suo sottoposto.
Titho è morto a Horn Bad Meinberg, nella regione tedesca del Nord Reno Westfalia.

 

 

 

 

 

 

„ll Resto del Calino’“, 22.06.2001

 

“Vogliono 5 milioni per il mio gatto rapito”

 

È morto in Germania Karl Friedrich Titho, di anni (nella foto), ex ufficiale delle SS che fu indagato dalla magistratura militare italiana per la strage di Fossoli. Titho è stato dal febbraio al luglio del 1944 commandante del campo di prigionia presso Carpi, dove furono uccisi 70 italiani, di cui 67 trucidati per fucilazione come rappresaglia all´uccisione di sei tedeschi a Genova. Le indagini in Italia sul conto dell´ex ufficiale delle SS sono state archiviate alla fine del ´99 dalla procura di La Spezia per insufficienza di prove. >WEITERER BERICHT

 

 

 

 

 

 

Morto Titho, resta l'incubo di Fossoli

di Cesare Pradella

Karl Titho, l'ex comandante del campo di concentramento di Fossoli negli anni 44-45, è morto ieri in Germania all'età di 90 anni.
Si conclude così l'esistenza di questo ex ufficiale delle Ss che era stato di recente nuovamente indagato per la strage di Cibeno di Carpi (67 fucilati nel campo di Fossoli) e per altri delitti compiuti quando, dopo Fossoli, venne destinato a comandare il campo di concentramento di Gries (Bolzano). Questi episodi erano stati archiviati dalla magistratura militare italiana: quello di Cibeno dal tribunale militare di La Spezia e i fatti di Bolzano dalla magistratura di Verona.


Ma recentemente il Comune di Carpi e l'Aned, l'associazione nazionale dei deportati, presieduta dall'avvocato Gianfranco Maris, hanno chiesto la riapertura del 'caso'. Il perchè lo spiega lo stesso avvocato Maris: «Come rappresaglia per una azione militare dei partigiani a Genova, le SS decisero di fucilare 67 ostaggi più una spia (episodio immortalato dal film 'Il generale Della Rovere' di De Sica). Li scelsero uno alla volta – spiega Maris – tra i detenuti di Fossoli al cospetto del comandante Titho, con l'aiuto del suo vice Hans Haage. Il giorno seguente all'alba (il 12 luglio del 1944), vedemmo i camion lasciare il campo e dirigersi verso il poligono di tiro di Cibeno dove dieci prigionieri ebrei erano stati incaricati di scavare profonde fosse che dovevano contenere i corpi dei fucilati. Poco prima della fucilazione ci fu una colluttazione con alcuni condannati che, con la forza della disperazione, avevano cercato di reagire: nella confusione due di essi riuscirono a fuggire e in seguito a raccontare il drammatico episodio» . Maris finì anch'egli in un lager nazista, a Mauthausen, da dove uscì fortunosamente vivo e ora difende la memoria dei deceduti su richiesta dei familiari.


Sulla base di queste ed altre testimonianze, si è dunque deciso di chiedere la riapertura del caso e indurre l'autorità giudiziaria militare a riaprire il fascicolo riguardante sia Karl Titho che il suo vice Hans Haage. Sia nei fatti di Bolzano che per quelli di Cibeno-Fossoli, è l'opinione dei ricorrenti, ci fu una partecipazione diretta dei due ufficiali nazisti e, sia il Comune di Carpi che l'Aned, ritenevano giusto che essi fossero chiamati a rispondere dei loro delitti. Per la partecipazione ad alcuni di questi, è stato invece condannato all'ergastolo l'ex caporale delle Ss Michael Seifert, che si trova tuttavia libero in Canada.

 

La morte di Titho ieri pomeriggio in Germania mette la parola fine ad una e penosa querelle che ha riportato alla memoria il sacrificio di tanti innocenti.

 

 

 

 

 

 

“Il Corriere della Sera”, 22.06.2001

 

Morto in Germania l’es SS Titho,

il “boia di Fossoli”

 

Berlino. E’ morto in Germania a 90 anni, Karl Friedrich Titho, l’ex ufficale SS indagato dalla magistratura militare italiana per la strage di Fossoli (Modena) e le violenze nel lager di Bolzano. Titho fu per sei mesi, nel’ 44, commandante del campo di prigionia di Fossoli, dove furono uccisi 70 italiani, 67 dei quali fucilati come rappresaglia all’uccisione di sei tedeschi a Via del Campo, a Genova.

 

 

 

 

 


Mai 2001

 

„Lippische Landes-Zeitung“, 04.05.2001

 

„Es war ein Verhängnis“

Karl Friedrich Titho bekundet Bereitschaft zum Gespräch

 

Horn-Bad Meinberg (upf). Er ist derjenige, der seit Wochen im Zentrum der Diskussion um die Aufarbeitung nationalsozialistischer Taten steht. Aber bisher, so sagt Karl Friedrich Titho, habe außer den Medien mit ihm selbst noch niemand gesprochen. „Bei mir besteht nach wie vor die Bereitschaft, in einem kleinen Kreis mit vernünftigen Leuten darüber zu reden“, stellt der 89-jährige aus Horn fest.

 

Die Debatte über die mögliche Verantwortung des früheren SS-Offiziers und Leiters zweier Polizeidurchgangslager in Italien und Südtirol für Deportationen von Juden und die Erschießung von Inhaftierten soll heute Abend in der Burgscheune in Horn weiter geführt werden (die LZ berichtete).

 

Titho selbst, um dessen Vergangenheit sich alles dreht, hofft darauf, dass es bei der Diskussionsrunde sachlich zugehen wird: „Ich weiß nicht, wie viel Sachlichkeit wirklich möglich ist. Da ist ein Popanz aufgebaut worden, gegen den man kaum ankommt.“ Dennoch halte er die Entwicklung der vergangenen Wochen zumindest soweit für positiv, als er nicht mehr öffentlich zum Beispiel auf einer Internet-Seite – wegen der die Kulturinitiative Detmold vom Staatsschutz durchsucht worden war – als „Nazimörder“ oder „KZ-Kommandant“ bezeichnet werde.

 

Der Arbeitsgemeinschaft Fossoli – Ausrichter der Veranstaltung in der Burgscheune – und der Kulturinitiative Detmold, die beide in unterschiedlicher Form zur öffentlichen Auseinandersetzung mit Tithos Vergangenheit aufrufen, steht der 89-jährige zwiespältig gegenüber. Er habe 60 Jahre lang in Horn gelebt und sich nichts zuschulden kommen lassen, „wie können die jetzt glauben, dass die Hornschen mit Steinen auf mich werfen?“ Andererseits hatte Titho sich vor kurzem im italienischen Fernsehen für seine Verstrickung in die Ereignisse bei Opfern und Angehörigen entschuldigt – was seitens der AG Fossoli als erster von weiteren notwendigen Schritten zur persönlichen Aufarbeitung seiner Schuld gewertet wurde.

 

Über die nationalsozialistischen Verbrechen sagt Karl Friedrich Titho: „Es war ein Verhängnis. Und es wird immer unbegreiflicher. In 80 Jahren wird man noch weniger als heute begreifen können, was damals geschehen ist.“

 

 

 

 

 

„Lippische Landes-Zeitung“, 03.05.2001

 

„Titho ist kein Thema“

Interview mit dem italienischen Historiker Dr. Paolo Paoletti

 

 

Vorbemerkungen der AG Fossoli:

Paolettis Aussage - „Titho ist überhaupt kein Thema im Moment“ – entspricht nicht den Fakten:

Der Bürgermeister von Carpi, Demos Malavasi, hat keinesfalls am 21.04. gesagt: „Für uns bleibt er der Henker von Fossoli.“

Die Titho-Dokumentation des staatlichen Fernsehsenders RAI, ausgestrahlt im Vorfeld des offiziellen italienischen Feiertags zum Gedenken an die Befreiung vom Faschismus (25. April), löste zahlreiche empörte Reaktionen aus.

In nahezu allen Tageszeitungen war zudem um den 20. April die Forderung von Gianfranco Maris, Präsident des A.N.E.D.,  wiedergegeben, Titho solle u.a. erneut zu dem Massaker vom 12.07.1944 vernommen werden.

 

* * * * * * *

 

Horn-Bad Meinberg. Die Diskussion um den früheren SS-Offizier Karl Friedrich Titho beschäftigt auch Italien, wo der heute 89-jährige während des Zweiten Weltkrieges ein Polizeidurchgangslager geleitet hatte. Mit dem Historiker Dr. Paolo Paoletti, der zu Recherchen nach Horn gereist war, sprach LZ-Redakteur Ulrich Pfaff über die italienische Sicht der Dinge.

 

Wie geht man in Italien mit dem Thema Titho um?

Dr. Paolo Paoletti: Titho ist überhaupt kein Thema im Moment. Das Thema ist Michael Seifert, ein früherer Wachmann in den von Titho geleiteten Lagern Fossoli und Bozen, der im vergangenen Jahr wegen mehrerer Morde in Italien verurteilt wurde. Der lebt in Kanada. Titho ist eher ein negativer Mythos: Nach 1945 haben alle gesagt, er war verantwortlich. Er ist in Italien immer der „Henker von Fossoli“ gewesen.

 

Und die Öffentlichkeit beschäftigt sich wirklich nicht mit ihm?

Dr. Paoletti: 1996 haben italienische Journalisten herausgefunden, dass er in Horn lebt. Es gab eine Menge Zeitungsartikel, die seine Auslieferung forderten, aber das war nur die Meinung der Medien. Sicher, Titho wird in Büchern immer wieder belastet, zum Beispiel soll er verantwortlich gewesen sein für die Erschießung der 67 Inhaftierten, aber tatsächlich war das ein SS-Sturmscharführer namens Karl Müller. Es gibt Dokumente, die nachweisen, dass Titho nicht beteiligt war.

 

Um welche Dokumente handelt es sich dabei?

Dr. Paoletti: Englische Dokumente, Vernehmungsprotokolle und Auswertungen der „War Crimes Group“ (Stelle zur Untersuchung von Kriegsverbrechen, Anm. d. Red.) unmittelbar nach Kriegsende, die auch Profile von verantwortlichen Offizieren erstellt hat. Diese Dokumente besagen, dass zum Beispiel für das Massaker Tithos Vorgesetzte beim Befehlshaber der Sicherheitskräfte in Verona – Harster und Kranebitter – verantwortlich sind. Die Briten haben Titho nicht verdächtigt, er war für sie ein kleiner Fisch.

 

Wie reagiert die Öffentlichkeit auf diese Dokumente?

Dr. Paoletti: Gar nicht. Der Bürgermeister von Carpi, der Gemeinde, zu der Fossoli gehört, sagte am 21. April: „Für uns bleibt er der Henker von Fossoli.“ So ist die Meinung der Lokalpolitiker. Die Wahrheit ist anders: Nach meinen Erkenntnissen war er gar nicht an den Erschießungen beteiligt. Diesen Schluss haben ja auch die Staatsanwälte gezogen und die Verfahren gegen Titho eingestellt.

 

Welche Rolle haben diese Dokumente dabei gespielt?

Dr. Paoletti: Eigentlich keine. Die deutsche und die italienische Justiz hat sie noch nicht gefunden, ihre Existenz ist diesen Behörden nicht bekannt. Ich habe sie bei meinen Recherchen in London gesichtet. Aber wenn die Ermittler daran interessiert wären, wäre es kein Problem, diese Dokumente auch zu bekommen.

 

 

 

 

 

April 2001

 

„Lippische Landes-Zeitung“, 21.04.2001

 

Titho bittet um Verzeihung

Erklärung wird im italienischen Fernsehen gesendet

 

 

Horn-Bad Meinberg/Detmold (upf). Karl Friedrich Titho, im Zweiten Weltkrieg SS-Offizier und Kommandant des Polizeidurchgangslagers Fossoli in Italien (die LZ berichtete), bittet jetzt die Opfer von damals und ihre Angehörigen um Verzeihung.

 

In einer Erklärung, die der 89-jährige aus Horn gegenüber dem italienischen Fernsehsender RAI abgab, betont Titho: „Ich bin mir darüber im Klaren, dass ich als damaliges Mitglied der SS eine Mitschuld an den Taten habe, die von der SS in meinem Tätigkeitsumfeld verübt wurden. Dies belastet mich seit Jahrzehnten und ich möchte auf diesem Weg Opfer und Angehörige um Verzeihung bitten.“ Der Beitrag soll am 25. April ausgestrahlt werden.

 

Gleichzeitig stellt Titho fest, er sei als Lagerkommandant weder befugt gewesen, Menschen einzuliefern, zu entlassen oder zu deportieren: „Die gesamte bürokratische Koordination ging von der Zentrale BdS (Befehlshaber der Sicherheitskräfte) in Verona aus.“ Hintergrund sind die bisher trotz mehrfacher Ermittlungen in Deutschland und Italien nicht erwiesenen Vorwürfe, Titho selbst habe im Jahre 1944 Deportationen von Juden in die Vernichtungslager zu verantworten und sei auch an der Erschießung von 67 Lagerinsassen als Repressalie für einen Partisanenanschlag auf Wehrmachtssoldaten beteiligt gewesen.

 

 

 

 

„Lippische Rundschau“, 13.04.2001

 

„Mitschuld an den Taten“

 

Detmold (LR). „Ich bin mir darüber im Klaren, dass ich als damaliges Mitglied der SS eine Mitschuld an den Taten habe, die von der SS in meinem Tätigkeitsfeld verübt wurden. Dies belastet mich seit Jahrzehnten, und ich möchte auf diesem Weg Opfer und Angehörige um Verzeihung bitten.“ Mit diesen Worten nimmt jetzt Karl-Friedrich Titho aus Horn-Bad Meinberg Stellung zu den gegen ihn erhobenen Vorwürfen, er habe als Lagerkommandant in Italien die Ermordung von 67 Gefangenen verschuldet. Er sei nicht befugt gewesen, Menschen einzuliefern, zu entlassen, oder nach Deutschland zu deportieren, erklärte Titho weiter.

 

Die Stellungnahme gab Titho laut Rechtsanwalt Arndt Kuhlmann für das italienische Fernsehen ab. Sie könne aber auch zur Versachlichung der Diskussion um die Hausdurchsuchungen bei der Kulturinitiative Detmold beitragen. Titho hat gegen die Initiative eine Anzeige wegen Verleumdung erstattet (wir berichteten).